Francescani secolari

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Il francescano secolare è colui che vive la propria vocazione nella Chiesa e nel mondo. La sua presenza nella Chiesa e nel mondo indica sia una diversità che una complementarità che trovano nel dovere dell'evangelizzazione e nel ruolo specifico del cristiano laico il piano concreto della sua attuazione e della sua verifica; è nella tensione del "cuore diviso" del laico, per usare un'immagine di san Paolo (1 Cor 7,32), che il rapporto di condivisione e di servizio nei confronti dei problemi drastici del mondo, attraverso cui la Chiesa esprime oggi la sua missione d'annuncio del Vangelo, trova uno spazio proprio, anche se non esclusivo.


Tale immagine della presenza del francescano serve ad identificare i tratti di un'esperienza umana e religiosa in cui il passaggio "-dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo-" (Regola, 4) coinvolge la concretezza di una persona che segue la spiritualità di Francesco d'Assisi che è, indiviso, nella Chiesa "e" nel mondo; in questo spirito, mi pare, si muovono anche le Costituzioni quando affermano che "i francescani secolari, per vocazione, vivono come realtà inseparabili la loro appartenenza alla Chiesa ed alla società" (Cost.20).


Le Costituzioni all'art. 3,1 sottolinenano: "L'indole secolare caratterizza la spiritualità e la vita apostolica degli appartenenti all'OFS", l'espressione ricalca quella del magistero conciliare, nella "Lumen Gentium": "L'indole secolare è propria e peculiare dei laici" (LG 31b); come specificazione del medesimo art. 3,2 sulla secolarità che, per i laici dell'OFS, "si esplica... contribuendo alla edificazione del Regno di Dio con la presenza nelle realtà e nelle attività temporali" riflette l'analoga espressione del documento conciliare: "Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio". Questa specularità di testi è significativa: essa esplicita le motivazioni sottese alla decisione presa dalla commissione che preparò il testo della Regola, poi sanzionata dal documento di appropriazione pontificia, di adottare al di là di motivazioni approssimative di ordine storico o, più semplicemente, di fragili suggestioni sentimentali la nuova definizione di "Ordine Francescano Secolare" come espressione di una natura e di una identità specifica della fraternità dei laici francescani; una decisione consapevole, a lungo e vivacemente discussa, che trova proprio in apertura delle Costituzioni un'esplicitazione, una spiegazione e un'ulteriore sanzione ufficiale.


Il termine "secolare" non ha goduto (e forse nemmeno ora gode) di buona fama; esperienza di una realtà, il "secolo", dalla quale secoli di tradizione spirituale hanno invitato il cristiano a "uscire" in rapporto di parentela, per etimologia, col termine "secolarizzazione" che, per la sua origine protestante e, soprattutto, per il riferimento ad una visione del mondo del tutto indipendente dai valori religiosi, suscita nel cristiano a ragione atteggiamenti di cautela e di diffidenza. Il suo ingresso ufficiale nel linguaggio ecclesiale non è bastato ad attenuare le riserve e, talora, le accuse di ambiguità; la celebrazione del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (1987) ha offerto l'occasione, sia nella fase preparatoria che durante lo svolgimento dell'assemblea sinodale, per una discussione anche molto vivace dell'argomento; ma proprio dal Sinodo e dall'esortazione apostolica "Christifideles laici" che l'ha concluso è venuta sulla "secolarità" e sull' "indole secolare" una parola forse non definitiva, ma sicuramente chiarificatrice.


Il riferimento è, in particolare, al n. 15 del documento, dove l'indole secolare è definita, nell'ambito della comune vocazione e dignità battesimale, come "una modalità che distingue, senza però separarlo, il laico dal presbitero, dal religioso e dalla religiosa", ed è rilevata la necessità dell'approfondimento della "portata teologica" di tale indole; di questo approfondimento l'esortazione presenta un primo saggio riferendosi sia al magistero conciliare che ad un discorso di Paolo VI ai membri degli istituti secolari (1972), con il richiamo di alcune proposizioni essenziali: la Chiesa tutta, essendo "nel" mondo pur senza essere "del" mondo, ha una dimensione secolare; di questa dimensione sono partecipi in forme diverse, tutti i suoi membri; i laici partecipano in modo proprio e particolare; il mondo o "secolo",secondo un'antichissima identificazione dei termini nel linguaggio cristiano è l'ambito e il mezzo della vocazione del fedele laico; l'inserimento del laico nel mondo, simboleggiato dalle immagini evangeliche della luce, del sale e del lievito, è destinato "alla diffusione del Vangelo che salva”.


Aggiungerei, come annotazione personale, che da queste affermazioni si delinei e confermi l'idea di una secolarità cristiana che non solo non è toccata ambiguamente dalla tentazione della secolarizzazione, ma si muove in una direzione esattamente opposta; la Chiesa tutta ed i laici in particolare si fanno carico del mondo e dei suoi problemi per innestarvi di nuovo il germe del Vangelo.


Le nozioni relative all' "indole secolare" non sono quindi per l'OFS accessorie o indifferenti; esse costituiscono piuttosto un elemento qualificante da studiare e vivere nel quadro complessivo della dottrina della Chiesa sull'argomento.